CARITAS VENEZIANA

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Precedente Su Successiva09/03/2005

 

                                     

 

          

 

 

MAREMOTO OCEANO INDIANO

 

 

 

Thailandia

Dal 16 al 27 febbraio il gruppo di lavoro in Tailandia, cui ha partecipato Gianluca Ranzato per Caritas Italiana, ha effettuato una serie di incontri ‘istituzionali’, anche con la Conferenza Episcopale Tailandese, a Bangkok e poi si è recata nelle zone colpite.

Alla luce di tutto il percorso realizzato, c’è stato un ultimo scambio tra i membri del gruppo, che ha portato a programmare i passi necessari alla stesura definitiva del programma da presentare alla rete Caritas Internationalis.

Nell’approccio alle zone colpite, nell’incontro con gli esponenti della chiesa locale, il gruppo ha basato il proprio approccio sul confronto con il parroco di riferimento e con la sua equipe di volontari e religiose.

Dopo una discussione preliminare, i membri del gruppo si sono recati a visitare varie comunità colpite nelle province di Krabi, Puketh e Takuapa, al fine di avvalorare e circonstanziare i dati raccolti.

Nel confronto con tutte le parrocchie hanno cercato di incorporare elementi di strategia per il lungo periodo, il confronto sulle metodologie e i progetti da attivare per affrontare con successo gli obiettivi di medio e lungo termine.

Il tutto può essere riassunto in un ideogramma che può rappresentare un significativo punto di partenza per una vision del futuro dell’apostolato sociale della Diocesi di Surat Thani. Tale vision può costituire un buon punto di partenza per l’inserimento di un operatore Caritas Italiana presso la Diocesi di Surat Thani, in una prospettiva di rafforzamento della Chiesa locale di lungo periodo.

L’attività del governo

In generale si deve apprezzare l’attività del governo Tailandese. Ovunque, il team, ha avuto la sensazione di un alto livello di presenza e di efficacia di intervento a fianco delle comunità colpite. Sembra di poter anche percepire un buon livello di coordinamento nell’azione in congiunto con le altre organizzazioni nazionali e internazionali.

Le attività individuate nelle province

Tutte le proposte “parrocchiali” vengono in questo momento ‘corrette’ a livello diocesano per poter poi essere definitivamente incorporate all’interno del programma definitivo.

Alcune di queste attività (costruzione di scuole o luoghi di culto), evidentemente al di fuori dalle competenze di Caritas Internationalis potranno essere prese in considerazione per specifiche azioni di supporto bilaterale da Caritas Italiana anche in collaborazione con Caritas diocesane italiane e/o Delegazioni regionali Caritas.

 

 

 

 

 

 

Case e barche

Il tema della ricostruzione delle case per le comunità colpite va citato perché solleva alcune perplessità. Da un lato non si può non evidenziare la rapidità della costruzione tramite l’utilizzo dell’esercito e la qualità delle case costruite specialmente nell’aspetto dell’accesso all’acqua e della “sanitation”. Dall’altro lato sorgono i seguenti aspetti:

  • La dimostrazione della proprietà della terra o di possesso di una barca registrata (quindi l’essere un pescatore in regola) è utilizzato come discriminante nel conseguimento degli aiuti.
  • Questo criterio tende a tradursi a svantaggio esclusivo delle etnie definite “sea-gypsies[1].
  • In certe aree la nuova pianificazione territoriale assume la forma di un allontanamento coatto dalla zona litorale, approfittando della situazione.
  • Risulta importante quindi seguire l’indicazione della stessa Conferenza Episcopale Tailandese nel concentrare l’aiuto Caritas rivolgendo l’attenzione ai gruppi sociali dimenticati o esclusi dal governo.  

Le diverse attività da realizzarsi, incluse nel programma che verrà presentato alla rete a breve, sono state discusse e verificate direttamente in ogni provincia:

w        l’attività da implementare presso la Provincia di Krabi è stata discussa dal parroco Fr. Pornchai, con alcuni membri della sua equipe (Sr. Marasi and Ms. Siriphen Limsirikul).

w        a Phuket, le attività sono sotto la responsabilità di Fr. Bancha e la sua equipe.

w        il programma, realizzato da Fr. Suwat e la sua equipe, a Takuapa ha caratteristiche peculiari:

-          È la zona più violentemente colpita dallo tsunami per numero di vittime e per le condizioni di degrado psicologico e socio-economico in cui versano le comunità allo stato attuale.

-          Si tratta di una zona a bassissima componente cattolica. L’equipe è mista, composta dai pochi volontari cattolici e da buddisti.

-          La parrocchia manca di qualsiasi struttura, di una chiesa, di una sala polivalente. L’efficiente attività del gruppo, che con regolarità fornisce assistenza psicologica, sanitaria e la somministrazione di generi di prima necessità, viene realizzata con tende mobili, che servono sia per le attività ambulatoriali, sia per l’alloggio del personale.

w        La parrocchia di Ranong, risulta, ad un primo approccio, molto debole e scollegata dalle altre e la programmazione è stata realizzata insieme al gruppo di lavoro. Sarà da confermare se la gestione delle attività nella zona saranno gestiste separatamente.

Alla fine delle attività del gruppo di lavoro in Tailandia la bozza del Programma è in corso ora di revisione. Si stanno aspettando le ultime comunicazioni da parte del Vescovo di Surat Thani e della sua equipe, riguardo:

  • La conferma delle attività presentate dalle equipe parrocchiali e le eventuali correzioni;
  • I chiarimenti a livello di struttura organizzativa diocesana, a fronte di un evidente scarsa organizzazione del pur volenteroso team di volontari diocesani;
  • L’indicazione relativa alla volontà di invio di personale di appoggio da parte di Caritas Italiana e Caritas Germania.

 

Sri Lanka

Francesco paletti è rientrato nello Sri Lanka, dopo la breve pausa trascorsa in Italia. È in corso in questi giorni una sua seconda missione nel nord del paese, provincia di Jaffna, per l’elaborazione di un programma globale di interventi in favore dei minori colpiti da Tsunami. Su proposta di Caritas Sri Lanka, a breve dovrebbe partire un programma di riabilitazione per alcuni centri di accoglienza per bambini in condizioni di disagio familiare, fortemente danneggiati dal maremoto. A partire da questi interventi si svilupperà una progettualità specifica in favore dei minori, che in queste regioni sono anche le prime vittime del conflitto che insanguina da venti anni il nord del paese, chiamato, per questo e per la sua forma, “la lacrima di Budda”.

Nei prossimi giorni, il team di Caritas Italiana nello Sri Lanka si arricchirà della presenza di altri due operatori, che si collocheranno uno – Giovanna Federici, appunto, al nord del paese ed uno – Gianluca Trovati, nelle diocesi di Chilaw e Colombo.

Indonesia

Il progetto operativo di aiuti d’urgenza alle popolazioni colpite dal maremoto,  è stato elaborato dai seguenti partner della rete Caritas:  l’Arcidiocesi di Medan, la Diocesi di Sibolga, il Centro di Crisi della Conferenza Episcopale Indonesiana, il Servizio per i Rifugiati dei Gesuiti (Jesuit Refugee Service, JRS), la Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni (International Catholic Migration Commission, ICMC), il Network dei Volontari Umanitari di Jakarta (Jaringan Relawan Kemanusiaan Jakarta, JRKJ), la Caritas degli Stati Uniti (Catholic Relief Services, CRS) e Cordaid-Caritas Olanda.

Il coordinamento è affidato all’Arcidiocesi di Medan e, come richiesto dalla confederazione internazionale delle Caritas, CRS avrà un ruolo di sostegno, garantendo l’amministrazione finanziaria, la rendicontazione ed un sostegno alle capacità d’interazione istituzionale. Questo ruolo di supporto  sarà portato avanti di concerto con Caritas  Germania ed un Gruppo di Lavoro nazionale ed internazionale, del quale molto probabilmente, in un prossimo futuro, farà parte anche Caritas Italiana.

Anni di conflitti hanno determinato nella provincia di Aceh una grave carenza infrastrutturale ed un governo locale particolarmente debole. A seguito del terremoto e dello tsunami il governo ha allargato le maglie del controllo su Aceh ma vi ha nel contempo inviato truppe per concorrere ai soccorsi. Il GAM, da parte sua, ha accettato una tregua per agevolare la distribuzione degli aiuti umanitari.

Dopo qualche iniziale ritardo, il governo indonesiano si è impegnato a fondo per portare e coordinare l’assistenza umanitaria.  La parte maggiore dell’intervento è stata compiuta dal TNI, le cui truppe si sono prioritariamente dedicate al recupero e alla sepoltura dei corpi e, più in generale,  alla rimozione di detriti e rottami.

E’ stato ripristinato l’accesso per via terrestre alla regione colpita, ma il tempo per viaggiare da Medan a Meulaboh (una delle aree urbane maggiormente colpite) raggiunge le 18 ore.

I soccorritori si trovano ad operare in un contesto particolarmente problematico. La tregua dichiarata dai ribelli del GAM non ha infatti determinato la cessazione di sparatorie, di cui sono anzi state vittime anche persone impegnate negli aiuti di emergenza. Gli aeroporti poi, come si è già accennato,  non sono in grado d’assorbire l’enorme traffico necessario a portare soccorso a tutte le popolazioni colpite. L’erogazione dell’elettricità è pressoché saltuaria, debolissima è la copertura dei telefoni cellulari, le connessioni internet sono intermittenti e si fronteggiano molti problemi nelle procedure di registrazione ed importazione di beni d’emergenza.

E’ ancora arduo distribuire aiuti nell’entroterra, particolarmente nel versante occidentale dell’area colpita,  poiché le strade diventano inagibili a 12-15 km a sud di Banda Aceh.

Il progetto di aiuti d’urgenza e riabilitazione

Come richiesto da Sua Eminenza il Cardinale Julius Darmaaatmadjia S.J., Presidente della Conferenza Episcopale Indonesiana, il programma dovrà essere attuato nello spirito dei seguenti principi:

a.      Il primato della natura umanitaria di questa risposta e la necessità che sia a tutti chiaro che la Chiesa e gli altri  partner non perseguono progetti (religiosi o politici) diversi dalla semplice espressione di umanità e compassione per coloro che soffrono

b.      La necessità di provvedere prioritariamente alla cura di coloro che sono maggiormente vulnerabili e non ricevono aiuti da altre fonti

c.       La necessità che le azioni vengano portate avanti in maniera responsabile, trasparente, giustificabile e coordinata.

Il programma è articolato nelle seguenti fasi:

w        Aiuto d’urgenza (in fase di realizzazione)

-          Acqua e igiene;

-          Erogazione di cibo, anche come corrispettivo di lavoro (food for work);

-          Distribuzione di articoli non alimentari;

-          Fornitura di alloggi temporanei;

-          Sanità;

-          Assistenza psicologica;

-          Educazione all’emergenza;

-          Servizi d’inclusione sociale;

-          Accompagnamento negli aiuti;

-          Advocacy;

w        Ripresa e ricostruzione (La durata prevista per le attività di ripresa è pari a 18 mesi)

Contribuire alla rapida ripresa delle comunità colpite dallo tsunami,  offrendo sostegno nella ricostruzione di case e infrastrutture di base e nel ripristino dei mezzi di sostentamento.

-          Acqua ed igiene;

-          Alloggi;

-          Sostegno alla ricostituzione dei mezzi di sostentamento;

-          Ricostituzione delle infrastrutture comunitarie;

-          Trasferimento in zone più sicure;

-          Educazione;

-          Cure psicologiche;

-          Servizi d’inclusione sociale;

-          Accompagnamento per la ripresa[4];

-          Costruzione della pace;

-          Advocacy;

w        Gestione a lungo termine di possibili disastri (5 anni)

Aiutare le comunità più esposte a possibili disastri futuri a gestire al meglio le eventuali emergenze.

-          Sviluppare capacità nazionale di gestione dei disastri (inclusi preparazione, risposta ed alleviamento)[5];

-          Sviluppare nelle comunità la capacità di gestione dei disastri;

-          Assicurarsi che i programmi di sviluppo riducano la vulnerabilità ai disastri;

-          Costruzione della pace;

-          Advocacy;

Questo programma, complesso ed articolato, si rivolge ai gruppi più vulnerabili colpiti dallo tsunami. Sforzi particolari saranno intrapresi per assicurare che l’assistenza sia data a quelle comunità o sezioni di comunità che sono più remote e meno capaci di accedere agli aiuti.

 Numero approssimativo dei beneficiari:  811.000

 Costo totale per beneficiario (USD 21. 667.839 / 811.000):  $26.7

Occorre notare che durante il corso del programma gli individui beneficeranno di un insieme di servizi di aiuto e ripresa, non ristretti ad una singola attività.

Tutte le attività programmate saranno disegnate, implementate e monitorate secondo gli standard internazionali di buona prassi. Similmente le attività programmate saranno pianificate, attuate e monitorate con la dovuta considerazione dei possibili rischi che le comunità potrebbero trovarsi a dover affrontare: HIV, conflitti, degrado ambientale, marginalizzazione delle donne e degli altri gruppi vulnerabili.

India

Terry Dutto ha partecipato, dal 24 febbraio al 3 marzo, alla riunione di coordinamento e prima visita di monitoraggio di programma della rete Caritas in India, in Tamil Nadu. Il testimone è ora passato a Lorenzo Meneghini che nel medio periodo rappresenterà Caritas Italiana in India con un doppio ruolo: all’interno del programma comune delle rete Caritas con particolare attenzione all’ambito socio-economico, e di coordinamento degli ‘abbinamenti’ delle Caritas diocesane italiane e/o Delegazioni regionali Caritas. Le visite di Lorenzo si estenderanno anche all’Andra Pradesh, le isole Andamane ed al Kerala.

A breve dovremmo essere in grado di fornire ulteriori dettagli circa l’implementazione dei progetti.

Anche Paolo Aranha è al momento in India per la realizzazione del dossier di approfondimento socio-cultarale-economico-religioso.

 

Le offerte alle nostra iniziativa per il maremoto in Asia, possono essere versate nelle sedi della Caritas Venezia, oppure presso:

Conto corrente postale 16095309 intestato a Caritas Veneziana Santa Croce 495/a 30135 Venezia,

Conto corrente presso BANCA PROSSIMA intestato a DIOCESI “PATRIARCATO DI VENEZIA” – CARITAS VENEZIANA - IBAN IT 12 H 03359 01600 100000006662

Ricordarsi di specificare la causale del versamento: MAREMOTO ASIA.