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Caritas Europa invita le 48 Caritas della regione ad unirsi in preghiera per le vittime del maremoto, venerdì 14 gennaio alle ore 12; Caritas Italiana aderisce all’iniziativa e rilancia la proposta a tutti gli operatori delle Caritas diocesane – allegato 1. Sulla base delle costanti informazioni che ci arrivano dalle Caritas locali, si ribadisce che al momento la progettualità possibile è quella legata alla distribuzione degli aiuti e alla creazione di rifugi temporanei per gli sfollati (es. tende), che necessita da parte nostra la sola disponibilità di fondi. Si potranno individuare, per il medio e lungo periodo, forme di vicinanza, accompagnamento, gemellaggio con realtà locali, in collegamento e collaborazione con le rispettive Caritas diocesane e/o nazionali, sulla base delle modalità proprie di Caritas:
In particolare si potranno identificare le seguenti tipologie per le fasi due e tre: w Abbinamento a progetti specifici. La Caritas diocesana mette a disposizione di Caritas Italiana la somma raccolta, che sarà utilizzata per finanziare dei progetti specifici, rientranti nel piano di riabilitazione complessivo presentato da Caritas Italiana. Questa tipologia prevede un coinvolgimento di breve periodo, con eventuale invio di gruppi sul modello dei “campi di lavoro”, ed un limitato coinvolgimento in progetti specifici. w Coinvolgimento più ampio sui progetti di riabilitazione specifici, elaborati dalle Caritas diocesane in collaborazione con Caritas Italiana. Questo tipo di rapporto richiede un coinvolgimento, nel medio periodo, di personale professionale in grado di seguire tutte le fasi del progetto, compreso il monitoraggio e la valutazione, con frequenti viaggi in loco. w Coinvolgimento di lungo periodo sulla gestione dei progetti, sia nella fase d’emergenza sia di riabilitazione, con capacità professionali, esperienze e specifiche competenze rispondenti agli standard internazionali. È importante, in primo luogo, l’individuazione e la specificazione, da parte della Caritas diocesana/Delegazione regionale, del tipo di rapporto che si vuole instaurare, per poi mettersi subito in rapporto con Caritas Italiana. Anche per approfondire questa tematica, nonché per condividere con le Caritas diocesane/Delegazioni regionali alcune riflessioni di fondo a partire da questa emergenza (salvaguardia del creato, prevenzione ai disastri, …), convocheremo un incontro ad-hoc per i primi giorni di febbraio 2005. Date alcune significative disponibilità di beni e possibilità di trasporto via nave, in accordo con la Caritas Sri Lanka e in risposta a loro richieste specifiche, si sta pensando di organizzare un invio caratterizzato principalmente dalla fornitura di acqua potabile.
Sri Lanka Da domani mattina sarà a Colombo Francesco Paletti, l’operatore partito oggi per conto di Caritas Italiana. Paletti, ex obiettore di coscienza della Caritas di Pisa, dopo un’esperienza di impegno in Kossovo, è ora chiamato ad affiancare Caritas Sri Lanka in questa nuova emergenza. Lavorerà all’interno del team di coordinamento istituito da Caritas Internationalis per supportare ed affiancare SEDEC/Caritas Sri Lanka. Al momento si prevede una sua permanenza in loco di circa una mese. Il suo ruolo all’interno del team sarà principalmente legato alla comunicazione. Per Caritas Italiana coprirà anche le funzioni di collegamento diretto, monitoraggio e valutazione delle situazioni e possibilità progettuali specifiche legate anche al possibile coinvolgimento diretto delle Caritas diocesane.
INFORMAZIONI DAL SEDEC/Caritas Sri Lanak: Mentre le stime ufficiali riferiscono di 31.000 morti, quelle non ufficiali parlano di 65.000. Il 50% delle vittime sono bambini. Le persone colpite dal maremoto, e direttamente assistite dai centri diocesani della Caritas, sono 1.466.458. Sono andate distrutte circa 24.000 imbarcazioni di pescatori, di cui 980 di grandi dimensioni. Fonti ufficiali riferiscono di 68 morti a causa di malattie trasmesse dall’acqua non potabile. GALLE - Nella regione di Galle, in base al rapporto del team Caritas, molti villaggi di pescatori sono stati completamente distrutti e ridotti in macerie. Le onde dello Tsunami sono arrivate fino a 500 metri dalla costa, travolgendo quello che trovavano di fronte, persino le linee ferroviarie. In seguito alla tragedia, il governo ha proibito la ricostruzione nei primi 300 metri di costa, e questo provvedimento, sicuramente necessario e sensato, crea molti problemi per tutte la fase di ricostruzione, soprattutto per le famiglie di pescatori che abitavano a 20 30 metri dal mare, ai quali al momento non è concesso d ricostruire la loro casa (tra l’altro molti dei loro bambini sono traumatizzati e non vogliono tornare a vivere vicino al mare). La Caritas ha predisposto anche un servizio psicologico specifico per i bambini. Per quanto riguarda i campi di accoglienza, al momento la situazione è sotto controllo per ciò che riguarda l’approvvigionamento e distribuzione di cibo e acqua, mentre si stanno valutando eventuali bisogni sanitari specifici. Scarseggiano i materiali per costruire i rifugi (tende, strutture prefabbricate…) ed altri generi di sostentamento non alimentari, tra cui i libri scolastici. 10 scuole sono state completamente distrutte e 20 danneggiate. 1 centro sanitario distrutto e 4 danneggiati. Strade e ponti sono di nuovo agibili e sono iniziati i lavori anche per la linea ferroviaria. Molte famiglie stanno poco a poco lasciando i campi di accoglienza e vanno dai parenti o nelle proprie case se hanno subito pochi danni, ma spesso continuano ad appoggiarsi alle strutture di accoglienza per mangiare e ricevere generi di conforto. Un grosso problema si è registrato alla riapertura delle scuole, il 10 gennaio: molti campi di accoglienza, allestiti proprio negli edifici scolastici, sono stati chiusi e le persone trasferite in altre strutture mobili (per le quali c’è bisogno urgente di tende e strutture da campo). In tutta la regione è in atto un complicato processo di registrazione degli sfollati, poiché molti hanno perso i loro documenti di identità e di proprietà. JAFFNA E VANNI - Nella regione la situazione è particolarmente complicata a causa della forte presenza delle tigri Tamil, che controllano buona parte del territorio. Una regione che già prima del maremoto viveva una situazione di forte povertà e disagio, proprio a causa della guerriglia (di questa situazione si dovrà tener conto anche nell’elaborazione del piano di riabilitazione, con interventi mirati alla costruzione della pace). Nella regione sono allestiti 84 campi di accoglienza, di cui 37 gestiti dalla rete Caritas, per un totale di 9.900 famiglie che, oltre all’assistenza materiale, ricevono quella psicologica, grazie a delle suore, preti e volontari specializzati. Inoltre viene tenuto costantemente aggiornato un database sulle persone che sono accolte, per contribuire a ridare un riconoscimento legale alle famiglie. Il piano di interventi, anche in questa zona, si protrarrà fino alla fase della riabilitazione. Si prevede pertanto una presenza di lungo termine. L’arrivo dell’esercito nella zona, per favorire i soccorsi, potrebbe compromettere ulteriormente il processo di pace e scatenare tensioni che facciano saltare il cessate il fuoco. Anche qui il bisogno primario è il reperimento di materiali per allestire i rifugi temporanei (necessari fino alla ricostruzione delle case) per le famiglie che lasciano i campi (soprattutto in seguito alla riapertura delle scuole). I materiali sono necessari anche per la ristrutturazione delle abitazioni parzialmente danneggiate. Le comunità di pescatori necessitano delle attrezzature per ricominciare la loro attività, come barche e reti, senza le quali non hanno il sostentamento necessario (costo stimato per una barca a motore completa di reti: 5.000$). Il cibo, ma soprattutto l’acqua, in questa zona è ancora un problema, scarseggia sia quella potabile che per gli usi domestici e sanitari. C’è inoltre un forte bisogno di generatori di corrente e lampade, poiché la rete elettrica non è ancora ripristinata. Continua il sostegno psicologico, soprattutto ai bambini, traumatizzati da anni di guerre e dallo tsunami. Va avanti anche il sostegno legale per tutte le persone rimaste senza documenti. BATTICALOA - La diocesi di Batticaloa si estende su un territorio molto vasto; per questo è stata divisa in tre distretti, nei quali operano alcuni team del SEDEC. Al momento non sono ancora disponibili ulteriori rapporti dalla regione.
Indonesia C’è ancora molta confusione a livello di coordinamento, ma in questa fase e data l’entità del disastro non c’è da stupirsi. A complicare il difficile quadro è la ripresa delle ostilità fra il Free Aceh Movement (GAM) e l’esercito indonesiano. GAM lotta per l’indipendenza della provincia di Aceh, ricca di petrolio e gas, dal 1976. Ci sono anche rapporti di attacchi da parte del GAM a convogli umanitari. Tra le varie presenze Caritas della rete internazionale, manca ancora un chiaro meccanismo di coordinamento, ma le attività di aiuto proseguono incessanti così come l’analisi costante dei bisogni e delle possibilità di intervento a medio e lungo termine. Dal coordinamento che si porta avanti con le organizzazione internazionali, la distribuzione del cibo non risulta essere un problema; maggiori necessità si hanno in campo sanitario e soprattutto bisogna concentrarsi sulla ripresa delle attività produttive. In assenza di una Caritas Indonesia sufficientemente strutturata per portare avanti il coordinamento degli aiuti della Chiesa Cattolica Indonesiana, il ruolo e lo sforzo è assunto dalla Conferenza Episcopale (KWI). La KWI si sta concentrando nella raccolta fondi e nel trasporto e distribuzione degli aiuti, anche attraverso il coordinamento di gruppi di volontari locali che possano portare avanti le attività di distribuzione nella Costa Occidentale di Aceh e a Banda Aceh. La KWI ipotizza, inoltre, un suo impegno a medio termine in favore dei minori di Aceh. Il disastro ha lasciato circa 35.000 bambini orfani o separati dai propri parenti. Le prime riflessioni portano ad un’idea di creazione di spazi sicuri per i bambini nelle zone colpite dallo tsunami. Eccetto che nella costa occidentale, dove sembra i danni siano molto limitati, la presenza della rete Caritas è sufficientemente diffusa nelle aree colpite. Si sta provvedendo alla distribuzione di cibo, coperte, sacchi a pelo, medicinali. Resta difficile e complessa l’informazione su quanto realmente si sta facendo e quanti i beneficiari raggiunti. In un incontro di coordinamento della rete Caritas, il Nunzio Apostolico, Arcivescovo Marlcom Ramjith, ha sottolineato più volte la difficile situazione della Caritas in Indonesia a livello nazionale e diocesano e la necessità che le Caritas estere si impegnino in progetti di accompagnamento, riorganizzazione e rafforzamento di questa Caritas locale che conosce e vive il territorio, soggetto a disastri naturali.
Thailandia La diocesi più colpita dal maremoto è quella di Surat Thani, che copre le province del sud della Thailandia. Il governo tailandese ha risposto prontamente e in maniera efficiente alla tragedia, secondo quanto riferito dai responsabili Caritas, fornendo rifugi, cibo e acqua a sufficienza, e assistenza varia ai sopravvissuti, mettendo in campo 3.000 militari per le operazioni di soccorso e allestendo campi di accoglienza negli edifici pubblici. Anche la Chiesa tailandese si è mobilitata, mettendo in campo risorse economiche, edifici per l’accoglienza e personale per le operazioni di soccorso. Sono stati lanciati, inoltre, vari appelli alla comunità nazionale ed internazionale. La rete Caritas, attraverso il COERR-Caritas tailandese, attiva dal 1978, ha elaborato un primo piano di interventi per l’assistenza e la riabilitazione delle zone colpite dal maremoto. Il piano di soccorso elaborato dalla Caritas prevede la ricostruzione di abitazioni e il sostegno per 3.000 beneficiari per i prossimi 3 mesi, mentre per 1.000 soggetti particolarmente vulnerabili (vedove con figli, disabili…) l’impegno sarà per un anno. La maggior parte dei beneficiari saranno famiglie di pescatori poveri, che riceveranno un aiuto per ricostruire la casa, dei beni di sostentamento (cibo e altri generi di prima necessità) e un contributo per riavviare piccole attività economiche. Il programma di assistenza psicologica prevede l’utilizzo di personale specializzato che formerà degli animatori di comunità in grado di assistere per un anno le popolazioni dei villaggi maggiormente colpiti, attraverso un servizio di consultorio e l’organizzazione di attività specifiche. La prima ipotesi di budget è di circa 646.000 USD, di cui 605.766 per gli aiuti di urgenza e 40.237 per il programma di assistenza psicologica alle persone traumatizzate dallo tsunami (soprattutto bambini, ma non solo). Il programma definitivo sarà pronto a giorni.
Myanmar Da un rapporto di visita di delegati del gruppo di coordinamento composto da Croce Rossa Internazionale, Red Crescent Society, UNDP, Programma Alimentare Mondiale, UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità e altri enti, si apprende che l’effetto dello tsunami in Myanmar è stato minore rispetto ad altri paesi data la localizzazione e la costituzione rocciosa delle sue coste. I morti confermati sono 60-80, mentre la popolazione colpita è di circa 10-15.000 persone. Il Governo si è subito attivato con aiuti d’urgenza (kit per famiglie, acqua potabile, vestiti, …). Il suddetto gruppo intenderebbe portare avanti un’analisi dei bisogni specifica che possa costituire la base di una progettazione più articolata anche in previsione di un coinvolgimento più allargato di organizzazioni internazionali, in un contesto comunque molto delicato. Non è stato ancora possibile avere notizie più precise dalla rete Caritas.
India Mentre Terry Dutto, insieme ai colleghi del team di coordinamento di Caritas Internationalis, sta verificando gli ultimi dettagli del programma definitivo di Caritas India, prosegue la fornitura di abitazioni temporanee. Molti profughi lasciano così i campi o gli edifici scolastici in cui avevano trovato riparo; anche per favorire la ripresa delle attività scolastiche fissata per il 17 gennaio. Le distribuzioni sono state continue fin dal primo momento successivo all’arrivo dell’onda. La logistica è facilitata dalla semplicità della gente che vive di riso e di poco altro. Nel Tamil Nadu, la rete Caritas ha già distribuito aiuti alimentari a 34.500 famiglie e conta di raggiungerne 50.000, sta allestendo oltre 5.000 alloggi temporanei ed è pronta a fornire reti da pesca a migliaia di pescatori. I pacchi famiglia distribuiti in Tamil Nadu comprendono:15 kg di riso, 3 kg di lenticchie, 1 lt di olio, 1 pacco di sale iodato; 1 kg di latte in polvere, 250 gr di tè, 2 incerate. Ad oggi sono stati distribuiti come segue: 10.000 a Nagapatinam, 10.000 a Nagercoil, 5.000 a Tutucorin, 6.600 Cuddlalore, 1.000 a Channai e 1.900 a Chengalpet. Lo scorso anno Caritas Italiana era intervenuta a sostegno della popolazione locale finanziando 27 microprogetti di sviluppo in tutto il Tamil Nadu, per un impegno complessivo di € 43.518,69. Si sta procedendo alla verifica dello status di quei microprogetti realizzati o in corso di realizzazione nelle aree costiere, per comprenderne anche l’eventuale coinvolgimento diretto nell’emergenza.
Storia di Manju. Manju dovrebbe frequentare la scuola. Giovedì 4 gennaio, Chennai, Tamil Nadu. Il secondo giorno di scuola, dopo le vacanze natalizie. Undici del mattino. A questa ora Manju dovrebbe sedere nel suo banco di suola, ma non ci vuole andare. Rimane a casa con il suo papà. Segue ogni suo passo. Oppure siede, guarda per aria. Questa undicenne ha perduto la sua mamma nello Tsunani. La famiglia riunita sedeva in casa, quando un rumore assordante ha scosso la pace della mattinata domenicale. Manju è uscita, sulla porta di casa, con i genitori. Un’onda gigante le si è parata davanti. Era troppo tardi per scappare. L'onda l'aveva già colpita. Suo padre l'ha afferrata e se l'è messa sulle spalle. La mamma non ce l’ha fatta a restare a galla. È stata trovata il giorno dopo, in spiaggia, su una roccia. "Manju non può dormire" dice il padre. Sua figlia non vuole mai chiudere gli occhi. Teme che ritornino le onde. Il padre vorrebbe che Manju tornasse a scuola. "La distrarrebbe" spera. La scuola di Manju si trova a mezz'ora di cammino da casa. Attrezzata dalla diocesi di Chennai, per i figli delle famiglie povere. Con il sostegno della Caritas, il direttore diocesano Padre Arul aiuterà i ragazzi che hanno perduto tutto negli allagamenti. Stima che circa 4.000 ragazzi avranno bisogno di sostegno. Saranno comperati testi scolastici, uniformi, cartoleria e borse. "Domani tornerò a scuola" promette Manju. Lo dice aggrappandosi stretta al papà.
Le offerte alle nostra iniziativa per il maremoto in Asia, possono essere versate nelle sedi della Caritas Venezia, oppure presso: Conto corrente postale 16095309 intestato a Caritas Veneziana Santa Croce 495/a 30135 Venezia, Conto corrente presso BANCA PROSSIMA intestato a DIOCESI “PATRIARCATO DI VENEZIA” – CARITAS VENEZIANA - IBAN IT 12 H 03359 01600 100000006662 Ricordarsi di specificare la causale del versamento: MAREMOTO ASIA.
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