CARITAS VENEZIANA

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Precedente Su Successiva23/07/2006

 

                                     

AGGIORNAMENTI SULLA CRISI MEDIORIENTALE
 

    Riceviamo i seguenti aggiornamenti sull’ultimo conflitto medio-orientale. Se qualche spiraglio di pace sembra aprirsi sul piano diplomatico, la situazione sul terreno è sempre drammatica. Come ci ha ricordato più volte Benedetto XVI non vogliamo dimenticare nessuna delle vittime, di nessun fronte. E chiediamo che ogni sforzo sia messo in pratica perché i tre paesi in conflitto, Israele, Libano e la Palestina possano arrivare a un accordo che garantisca a ognuno la pace e la sicurezza.  Non dimenticare le vittime significa ricordare ancora l’Iraq, dove  la serie di attentati terroristici sembra senza fine, i nuovi focolai di tensione in Somalia e Afghanistan, e tutti i conflitti più o meno nascosti che solo da una costante attenzione e sollecitazione da parte dell’opinione pubblica possono trovare spazio nell’agenda politica e quindi una speranza di soluzione.

 (A seguito dell’appello lanciato venerdi 21 luglio, ringraziamo le Caritas diocesane che lo hanno ripreso e che si sono fatte promotrici di solidarietà presso le parrocchie.

    La Caritas Libano e la Caritas Gerusalemme si trovano ad affrontare un’urgenza per cui saremmo grati di poter comunicare loro in tempi rapidi quanto raccolto.)

 Aggiornamenti  dalla Caritas Libano, 21/23 luglio. La rete dei volontari

    I bombardamenti sono diminuiti di intensità nell’agglomerato di Beirut, ma si sono intensificati in tutto il sud del paese, ormai il numero ufficiale degli sfollati supera le 600.000 unità. Aumentano le richieste di aiuto da parte di villaggi isolati, difficilmente raggiungibili proprio perché anche i mezzi di trasporto sono presi di mira dagli attacchi aerei.

     Il Direttore della Caritas Libano, Georges Khoury, afferma che i profughi assistiti in vario modo dalla struttura Caritas tocca almeno 300.000 persone, concentrati in gran parte attorno alle città di Beirut e di Tiro. Fra queste , 75.000 sono completamente seguita dalla Caritas Libano e dalle strutture messe a disposizione dalla Chiesa libanese.

    La forza della Caritas Libano sta nella rete di volontari distribuita in tutto il paese, in 38 uffici (settori) periferici. Sono centinaia i volontari che si offrono  ad aiutare i nuovi venuti, ad intrattenere i bambini, a facilitare gli interventi di urgenza per le persone malate. A Beirut, nel solo quartiere di Achrafieh 250 volontari si avvicendano dalle 7 del mattino alle 10 di sera. Ad essi vanno ad aggiungersi numerosi gli studenti universitari liberi dagli impegni a causa delle vacanze estive.  Per i villaggi del sud si è riusciti a organizzare un sistema di trasferimento di denaro per acquisti sul posto, grazie anche alla collaborazione dei supermercati. Alcuni rifornimenti cominciano però a scarseggiare e si fa un grande affidamento sulla promessa apertura di un corridoio umanitario. La situazione in generale sta  nell’insieme peggiorando, anche a causa del gran caldo di questi giorni. Al 21 luglio si contavano 327 vittime e circa un migliaio di feriti. Oltre 15.000 sono le persone che hanno preferito cercare rifugio  in Siria.  

24 luglio 2006

Nessun miglioramento, anzi, c’è un aggravarsi della situazione, dopo la presa della località di Maroun Ras vicino al confine con Israele. Dopo i ponti sono prese di mira le infrastrutture per la comunicazione.Sono state distrutte le antenne radio e telefono ad Adma e Sannine sul monte Libano, Aito a nord  e Terbol nella valle della Bekaa. Domenica 23, sei ponti nel nord Libano sono stati bombardati per tagliare le comunicazioni con la Siria, mentre circa 35.000 persone nelle regioni meridionali di Bint Jbeil e Rmeich sono rimaste isolate e senza rifornimenti. La loro situazione è drammatica. La Croce Rossa e l’esercito libanese stanno cercando di raggiungerli con grande difficoltà.

 La Caritas Libano

    La Caritas è attiva in tutti i settori geografici del paese, tranne quelli ancora irraggiungibili. Si comincia con derrate alimentari, prodotti igienici e medicine, ma già si pensa a interventi a più lungo termine. In alcuni settori si sono già distribuiti utensili da cucina. Le cliniche mobili, cioè ambulanze specialmente attrezzate, si sono trasformate in cliniche d’urgenza e si spostano dei vari centri di accoglienza. Le assistenti sociali, organizzano passatempi per i bambini e gruppi di informazione sulle norme da seguire in situazioni di emergenza. Si sono installate docce e distribuiti shampoo contro i parassiti, come pure vestiti e indumenti vari, lenzuola, tovaglie ecc.

 

 Da Caritas Gerusalemme, 21/23Luglio

    Anche se passata un po’ in secondo piano, la situazione di Gaza non va dimenticata. Le Nazioni Unite, per bocca  del Commissariato per l’assistenza, (UNRWA) denunciano “ la distruzione di 60 case nella località di Beit Hanoun, a nord della Striscia, da parte delle forze israeliane, oltre alla parziale distruzione delle scuole e dei dispensari dell’UNRWA”. Il sindaco di Beit Hanoun, Muhammad al Khafarnah, ha stimato che i “danni provocati negli ultimi due giorni sono di circa 5 milioni di dollari, che vanno ad aggiungersi al milione di dollari della settimana precedente, dovuti al boicottaggio israeliano”.

    Altri scontri in Cisgiordania, nella città di Nablus e nel campo rifugiati di al Maghazi, dove si sono contati 52 feriti. Sono ben 100 però i palestinesi uccisi a Gaza dal 28 giugno fra i quali 16 bambini, e oltre 300 i feriti. (fonte: UN OCHA) .

    La Caritas Gerusalemme sostiene a Gaza le attività di assistenza sanitaria in collaborazione con il ministero della salute dell’Autorità palestinese. Sono stati distribuiti 23 Kits sanitari (medicine e materiale) ai medici e altri 10 sono in preparazione. Ma la clinica mobile di Caritas Gerusalemme è attualmente bloccata e non può raggiungere i malati. Si assistono poi 750 famiglie rimaste prive di risorse e si prepara un convoglio di viveri in collaborazione con altre chiese.

    Riportiamo anche l’appello di P. Manuel Musallam, parroco di Gaza: “Manca acqua e cibo, e manca la luce; non ci sono nemmeno candele. I bambini hanno paura, soprattutto di notte”. Ma l’appello di padre Musallam, unico prete Cattolico di Gaza va oltre la richiesta di aiuti : “E’ la tragedia di un popolo vittima di una guerra che deve cessare.”

 



Le offerte alla nostra iniziativa per il Medio Oriente, possono essere versate nelle sedi della Caritas Venezia, oppure presso:

Conto corrente postale 16095309 intestato a Caritas Veneziana Santa Croce 495/a 30135 Venezia,

Conto corrente presso BANCA PROSSIMA intestato a DIOCESI “PATRIARCATO DI VENEZIA” – CARITAS VENEZIANA - IBAN IT 12 H 03359 01600 100000006662

Ricordarsi di specificare la causale del versamento: Medio Oriente.