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CRISI MEDIO ORIENTE (Aggiornamento del 04 agosto 2006)
LIBANOLa tregua promessa dopo il massacro di Cana non è stata mantenuta. Le incursioni israeliane, infatti, hanno ripreso con intensità. Tutti gli abitanti della città di Ain Ebel, bloccata dall’inizio della guerra, sono stati evacuati. L’esercito israeliano a lanciato un appello agli abitanti dei villaggi che si trovano a nord del fiume Litani di lasciare le proprie case in vista di un attacco in questa regione.
A livello umanitario- Gli abitanti che hanno resistito fino ad oggi nelle regioni di frontiera non ce la fanno più a soffrire. Si sono ammucchiati nelle macchine per fuggire a questo inferno credendo che il colpo fosse passeggere e invece la realtà non coincide con la loro previsione. - L’esodo persiste e a Caritas Libano giungono appelli per assicurare alloggio alle famiglie sfollate. - A Tyr, dove abitavano prima della guerra 100.000 persone, oggi ne restano solo 15.000. L’esodo massiccio da questa regione si è ulteriormente intensificato negli ultimi due giorni. - Continua la distruzione dei ponti che collegano i villaggi; anche l’unico ponte che collegava Beirut al sud del Paese è stato distrutto. Nella regione della Bekaa le strade di maggior collegamento sono state interrotte. - Il numero delle vittime continua ad aumentare. Secondo le Nazioni Unite, i morti sono 830 e i feriti oltre 3.300 di cui il 50% sono bambini.
Azione della Caritas- Fino ad oggi sono state soccorse 81.000 persone attraverso le strutture regionali di Caritas Libano. - In tutti i centri della Caritas continuano gli interventi igienici sulle persone e alle strutture per combattere i pidocchi e la scabbia che stanno aumentando a dismisura. - Caritas Libano ha inviato nelle regioni della Bekaa centro ed est un camion contenenti derrate di base. - I bambini arrivano nei centri di accoglienza della Caritas traumatizzati.
Caritas Libano non riesce a descrivere con le parole la determinazione, la volontà e la capacità dei libanesi nell’affrontare questa difficile condizione. Vedere il comportamento, l’energia delle famiglie rifugiate e l’aiuto reciproco che unisce i libanesi in questo periodo cruciale è un esempio molto significativo. Le famiglie partecipano alla gestione collettiva del loro quotidiano, aiutano nella preparazione dei pasti caldi giornalieri e all’organizzazione delle attività ricreative insieme ai volontari della Caritas.
Volontari della Caritas, aiutati dai membri del FSI, distribuiscono gli aiuti ai rifugiati.
Le attività del Centro Migranti della Caritas LibanoUn’attività importante, anche se meno conosciuta, della Caritas Libano è l’assistenza agli immigrati, in gran parte originari dell’Irak, dopo il conflitto che ha colpito questo paese nel 2003. In queste ultime settimane il Centro Migranti di Beirut ha dovuto far fronte a una nuova emergenza, a seguito dei bombardamenti israeliani nel sud del Libano. Si tratta del rimpatrio di lavoratori stranieri, soprattutto sri-lankesi, filippini ed etiopici, rimasti improvvisamente senza lavoro in conseguenza della fuga dai villaggi delle famiglie presso cui lavoravano Le stesse ambasciate dei paesi di origine di questi immigrati hanno chiesto alla Caritas di essere aiutate nell’assistenza. Inoltre, le autorità libanesi si sono rivolte alla Caritas per l’assistenza di 200 donne immigrate irregolari, ma recluse in un centro di detenzione situato in una zona suscettibile di essere bombardata. Ora queste donne si trovano in un centro di accoglienza Caritas a Rayfoun. Al momento ci sono oltre 5.000 srilankesi e 2.000 etiopi che attendono dalle proprie ambasciate il lascia passare per il rimpatrio ma queste cifre aumentano di giorno in giorno. Sin dallo scoppio di questa guerra il Centro Migranti di Caritas Libano ha assicurato alloggio, aiuto umanitario e assistenza per il rimpatrio a rifugiati e immigrati. Attualmente, il numero di persone presenti in questo centro è di circa 200-250 al giorno. Inoltre, Caritas Libano accoglie giornalmente da 50 a 100 persone che ricevono aiuto/assistenza. Fra queste, si è provveduto in soli quindici giorni, al rimpatrio di 226 persone via Siria e dopo aver organizzato tutta la logistica per la partenza e l’accoglienza alla frontiera. Un’accoglienza temporanea a Beirut per casi particolarmente vulnerabili è data anche da molti conventi, contattati dalla Caritas. I volontari preparano il posto, lo puliscono, acquistano provviste, preparano le procedure per il rimpatrio. Non vi è altra possibilità di fuga che attraverso l’unica strada rimasta percorribile per la Siria. Le comunicazioni aeree e navali sono bloccate e questi immigrati non possono contare sui mezzi di evacuazione messi a disposizione dai governi Usa e dell’Europa per i loro concittadini che risiedevano in Libano. Si prevede comunque di organizzare in totale l’evacuazione di circa 1000 persone, con viaggi di 50 persone a volta, su autobus. Dalla Siria poi si organizzano i voli per il rimpatrio definitivo, contrattando prezzi accessibili, data l’eccezionalità della situazione, con le linee aeree. Le spese a cui il Centro Migranti della Caritas dovrà far fronte per l’accoglienza, i viveri, i trasporti e l’evacuazione di 1000 persone ammontano a circa 400.000 Euro (488.562 $). Lo staff del Centro Migranti è composto da 75 persone, in gran parte volontari.
Caritas CiproCaritas Cipro sta svolgendo una importante azione umanitaria in risposta alla crisi libanese. Durante i primi 15 giorni di guerra Caritas Cipro ha garantito assistenza a migliaia di libanesi e altri profughi di passaggio da Cipro diretti ai loro paesi di provenienza. Fino ad oggi sono arrivati a Cipro 40.000 rifugiati di cui 36.000 sono già partiti per l’Europa, l’America, l’Australia, il Canada e l’India. Ci si aspetta che nel prossimo breve periodo saranno 100.000 i rifugiati che transiteranno da Cipro.
TERRITORI PALESTINESI
Striscia di GazaSecondo le Nazioni Unite, il 19-20 luglio 2006 durante un’incursione delle forze israeliane nel campo rifugiati di Al Maghazi sono stati uccisi 16 palestinesi e 107 feriti, oltre alla distruzione di 7 case e 76 danneggiate. Il team del centro sanitario di Gaza, della Caritas Gerusalemme, si è immediatamente recato al campo Al Maghazi e si è già preso cura di 22 casi gravi e sta distribuendo medicine, antidolorifici e vitamine agli altri feriti durante l’incursione. Il campo rifugiati di Al Maghazi è uno dei 23 posti dove interviene il Centro Sanitario di Gaza, in coordinamento con il Ministero della Sanità Palestinese, per assicurare cure mediche. Caritas Gerusalemme, attraverso il Centro di Gaza, può garantire cura e assistenza sanitaria grazie al sostegno di numerose Caritas partner che hanno risposto all’appello di Caritas Gerusalemme per venire in aiuto alla situazione di emergenza della popolazione palestinese.
Conto corrente postale 16095309 intestato a Caritas Veneziana Santa Croce 495/a 30135 Venezia, Conto corrente presso BANCA PROSSIMA intestato a DIOCESI “PATRIARCATO DI VENEZIA” – CARITAS VENEZIANA - IBAN IT 12 H 03359 01600 100000006662 Ricordarsi di specificare la causale del versamento: Medio Oriente.
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