| ||||||
|
|
Un saldo ed ormai consolidato
rapporto di amicizia in essere da vecchia data fra le Suore Dorotee di Vicenza
(Provincia Religiosa di Venezia) e la Caritas di Venezia, più precisamente
nella persona di Don Dino Pisolato, direttore della stessa Caritas, ha prodotto
una proficua ed efficiente collaborazione, che ci ha spinti fino in Romania.
E’ necessario illustrare, per comprendere, che le Suore Dorotee sono presenti
in diversi continenti, con missioni umanitarie rivolte ai più deboli e
bisognosi. Seppur abbastanza vicina, la Romania ci appare come
una terra povera. Difficilmente si ha una visione completa delle problematiche
che avvolgono questo paese, in lenta ripresa socio-economica dopo anni di
totalitarismo, della reale situazione di miseria che colpisce i ceti più
poveri, della penosa situazione sanitaria e della dilagante delinquenza e
corruzione che serpeggia nel nome del più forte. Questo quadro non vuole essere prettamente pessimista
ma si prefigge di spiegare, in modo obiettivo, il reale contesto nel quale ci si
è trovati ad operare. Anzitutto le Suore: sono collocate in un quartiere
povero di Slobozia, cittadina di circa 70.000 abitanti nella regione
meridionale, a circa 140 km. dalla ben nota città di Costanza, che si affaccia
sul Mar Nero. Bisogna soprattutto evidenziare come la parte meridionale della
Romania sia prettamente ortodossa, con una certa ostilità ideologica,
costituita da varie forme di ostruzionismo, verso le genti cattoliche. Infatti,
in modo contraddittorio, molte missioni sono collocate a Nord, regione a
maggioranza cattolica, ove sinceramente la vita è più facile. Abbiamo quindi 3
suore, che coadiuvate da un parroco locale, s’impegnano nell’opera di
evangelizzazione oltre che cercare di aiutare i casi più “disperati”.
Naturalmente la loro richiesta d’aiuto è stata prontamente raccolta dalla
Caritas Veneziana, che si è recata sul posto con il preciso intento di
monitorare il territorio per avere un quadro preciso dei bisogni, individuando
quelli primari per agire di conseguenza. Abbiamo quindi visitato la cittadina, ascoltato le
richieste d’aiuto dei ceti più poveri, prestato attenzione alle autorità
locali e ci si è confrontati con la vicina Comunità dei Salesiani che
gestisce, in Costanza, un centro di accoglienza e ricreativo rivolto per lo più
ai bambini, al fine di leggere e comprendere il tessuto sociale nel quale
operare. Purtroppo quanto ravvisato da l’idea di una realtà
estremamente povera, sia di risorse economiche ma ancor più di ideali e valori.
La solidarietà non rientra nella loro mentalità e le stesse Suore sono viste
con sospetto e spesso viene chiesto loro cosa "vogliono" in cambio
della loro disponibilità e dei loro aiuti. Lo stesso numero di bambini
abbandonati (su circa 70.000 abitanti ci sono 5 orfanotrofi, 2 case per bambini
malati di aids, per un totale di circa 600 orfanelli) rende l’idea di come la
vita sia calpestata e non rappresenti un valore assoluto. Tuttavia si avverte
nell’aria un enorme bisogno di comprensione, di solidarietà e di aiuti
concreti, che avvicinano le persone ed innescano quel processo tale per cui
l’indifferenza si trasforma in bisogno di condivisione e voglia di aiutarsi a
vicenda. La visita fatta a molte persone ammalate nelle loro case ci ha spinti a
visitare l’ospedale e la casa di cura. Senza voler essere offensivi ma le
strutture sono fatiscenti e le condizioni igieniche sanitarie, per la mancanza
di fondi che spesso priva medici ed ospedalieri del loro stipendio, sono assai
precarie. L’igiene dei locali e quella personale dei pazienti è abbandonata
alla propria autosufficienza, senza poi considerare l’inesistenza di bagni che
si possano definire tali, sui quali preferiamo non addentrarci in commenti o
spiegazioni. Ci raccontano gli infermieri che d’inverno i pazienti si
“raggruppano” in 3 in un solo letto per sfuggire al rigido clima e
d’estate si rotolano ansimanti in putridi materassi spesso privi di lenzuola. Le visite seguenti agli orfanotrofi sono rimaste ben
impresse nelle nostre menti: i bambini sono suddivisi per anzianità in diversi
istituti, per essere poi “scaricati” al raggiungimento della maggiore età,
incontrando un destino di emarginazione e povertà. Solo pochi infatti riescono
a conseguire un completo inserimento sociale. La loro sete d’affetto è
destinata a non estinguersi e la mancanza di stimoli o strumenti educativi causa
danni irreversibili nella loro psiche, moltissimi di loro presentavano patologie
psichiatriche, tali da impedire qualsiasi pratica di adozione. Ricordiamo con
estrema tenerezza e con un pizzico di malinconia le corse di questi fanciulli
verso di noi, il loro desiderio di una carezza, il continuo spingersi via,
l’uno contro l’altro per essere abbracciati, coccolati solo per un istante,
che per molti di loro resterà forse l’unico, il nostro stupore nel vederli
mangiare le caramelle con la carta e realizzare subito dopo che quella era per
loro la prima caramella della loro vita. Ci si sente, con notevole imbarazzo,
dei privilegiati, avidi di continue migliorie dimenticando chi ha molto meno. La disoccupazione raggiunge punte del 60% della
popolazione, con un tasso così alto prolifera “l’arte
dell’arrangiarsi”, della piccola delinquenza destinata poi ad approdare in
paesi più ricchi, ed in particolar modo la corruzione, che coinvolge tutti e
pone tutto nell’ottica dell’occasione, del momento propizio per arraffare
qualcosa senza e non ha importanza a discapito di chi o di cosa. Crediamo questo
sia soprattutto il frutto di una libertà tanto sognata e conquistata con
fatica, sgominando un feroce totalitarismo, ma non sorretta da nessun ideale
etico e tanto meno religioso. Quindi, anche con la collaborazione e la sensibilità
di alcuni rappresentanti della comunità locale, si è creato un quadro molto
realistico ed oggettivo della città, in base al quale si è pianificata una
strategia d’intervento che conta su 2 filoni principali: 1
La creazione, mediante l’acquisto e l’adeguamento di una casa (cosa
già avvenuta a tutt’oggi), di un centro d’ascolto rivolto ad accogliere le
problematiche più ricorrenti ed usuali della popolazione cercando di dare loro
strumenti e risorse per poterle risolvere. Affiancando anche un ambulatorio
medico che possa far fronte alle patologie più comuni. Il tutto gestito da
persone locali, prontamente formate ed istruite per la gestione di una simile
realtà, coinvolgendole in modo diretto da protagonisti. 2
Fornendo, nonostante le lunghe difficoltà burocratiche, attrezzature
sanitarie, carrozzine, protesi, stampelle, presidi sanitari e farmaci, vestiario
e cibi, oltre che attrezzare con materiale diversi il più grande degli
orfanotrofi (materiale didattico, mobilia, farmaci, vestiario per bambini,
gasolio per il riscaldamento, cibi e vivande per la mensa). Il
tutto nel massimo rispetto della loro dignità, senza calpestare le loro
richieste o pretese, ma cercando di condividere le loro difficoltà e di
adoperarci per risolverle. La presenza sul posto, il verificare l’andamento
degli aiuti, l’essere testimone e consapevole di quanto realizzato, senza
divenire l’anonimo benefattore che lascia l’assegno e sparisce ma creando
rapporti solidali e di amicizia, ci ha spinti ad incrementare il ns. sforzo per
migliorare, ns. malgrado, quanto stiamo facendo. Stiamo andando verso il sesto
viaggio in terra rumena, puntualmente carico di aiuti e risorse, una piccola
goccia che chiediamo a tutti voi di alimentare. Viaggi documentati:
Conto corrente postale 16095309 intestato a Caritas Veneziana Santa Croce 495/a 30135 Venezia, Conto
corrente presso
BANCA PROSSIMA
intestato a DIOCESI “PATRIARCATO DI VENEZIA” – CARITAS VENEZIANA - IBAN
IT 12 H 03359 01600 100000006662 |
|
|