CARITAS VENEZIANA

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Foto attività 2006
Raccolta foto adozioni
Attività di un anno

 

                                     

 

    Un saldo ed ormai consolidato rapporto di amicizia in essere da vecchia data fra le Suore Dorotee di Vicenza (Provincia Religiosa di Venezia) e la Caritas di Venezia, più precisamente nella persona di Don Dino Pisolato, direttore della stessa Caritas, ha prodotto una proficua ed efficiente collaborazione, che ci ha spinti fino in Romania. E’ necessario illustrare, per comprendere, che le Suore Dorotee sono presenti in diversi continenti, con missioni umanitarie rivolte ai più deboli e bisognosi.

Seppur abbastanza vicina, la Romania ci appare come una terra povera. Difficilmente si ha una visione completa delle problematiche che avvolgono questo paese, in lenta ripresa socio-economica dopo anni di totalitarismo, della reale situazione di miseria che colpisce i ceti più poveri, della penosa situazione sanitaria e della dilagante delinquenza e corruzione che serpeggia nel nome del più forte.

Questo quadro non vuole essere prettamente pessimista ma si prefigge di spiegare, in modo obiettivo, il reale contesto nel quale ci si è trovati ad operare.

Anzitutto le Suore: sono collocate in un quartiere povero di Slobozia, cittadina di circa 70.000 abitanti nella regione meridionale, a circa 140 km. dalla ben nota città di Costanza, che si affaccia sul Mar Nero. Bisogna soprattutto evidenziare come la parte meridionale della Romania sia prettamente ortodossa, con una certa ostilità ideologica, costituita da varie forme di ostruzionismo, verso le genti cattoliche. Infatti, in modo contraddittorio, molte missioni sono collocate a Nord, regione a maggioranza cattolica, ove sinceramente la vita è più facile. Abbiamo quindi 3 suore, che coadiuvate da un parroco locale, s’impegnano nell’opera di evangelizzazione oltre che cercare di aiutare i casi più “disperati”. Naturalmente la loro richiesta d’aiuto è stata prontamente raccolta dalla Caritas Veneziana, che si è recata sul posto con il preciso intento di monitorare il territorio per avere un quadro preciso dei bisogni, individuando quelli primari per agire di conseguenza.

Abbiamo quindi visitato la cittadina, ascoltato le richieste d’aiuto dei ceti più poveri, prestato attenzione alle autorità locali e ci si è confrontati con la vicina Comunità dei Salesiani che gestisce, in Costanza, un centro di accoglienza e ricreativo rivolto per lo più ai bambini, al fine di leggere e comprendere il tessuto sociale nel quale operare.

Purtroppo quanto ravvisato da l’idea di una realtà estremamente povera, sia di risorse economiche ma ancor più di ideali e valori. La solidarietà non rientra nella loro mentalità e le stesse Suore sono viste con sospetto e spesso viene chiesto loro cosa "vogliono" in cambio della loro disponibilità e dei loro aiuti. Lo stesso numero di bambini abbandonati (su circa 70.000 abitanti ci sono 5 orfanotrofi, 2 case per bambini malati di aids, per un totale di circa 600 orfanelli) rende l’idea di come la vita sia calpestata e non rappresenti un valore assoluto. Tuttavia si avverte nell’aria un enorme bisogno di comprensione, di solidarietà e di aiuti concreti, che avvicinano le persone ed innescano quel processo tale per cui l’indifferenza si trasforma in bisogno di condivisione e voglia di aiutarsi a vicenda. La visita fatta a molte persone ammalate nelle loro case ci ha spinti a visitare l’ospedale e la casa di cura. Senza voler essere offensivi ma le strutture sono fatiscenti e le condizioni igieniche sanitarie, per la mancanza di fondi che spesso priva medici ed ospedalieri del loro stipendio, sono assai precarie. L’igiene dei locali e quella personale dei pazienti è abbandonata alla propria autosufficienza, senza poi considerare l’inesistenza di bagni che si possano definire tali, sui quali preferiamo non addentrarci in commenti o spiegazioni. Ci raccontano gli infermieri che d’inverno i pazienti si “raggruppano” in 3 in un solo letto per sfuggire al rigido clima e d’estate si rotolano ansimanti in putridi materassi spesso privi di lenzuola.

Le visite seguenti agli orfanotrofi sono rimaste ben impresse nelle nostre menti: i bambini sono suddivisi per anzianità in diversi istituti, per essere poi “scaricati” al raggiungimento della maggiore età, incontrando un destino di emarginazione e povertà. Solo pochi infatti riescono a conseguire un completo inserimento sociale. La loro sete d’affetto è destinata a non estinguersi e la mancanza di stimoli o strumenti educativi causa danni irreversibili nella loro psiche, moltissimi di loro presentavano patologie psichiatriche, tali da impedire qualsiasi pratica di adozione. Ricordiamo con estrema tenerezza e con un pizzico di malinconia le corse di questi fanciulli verso di noi, il loro desiderio di una carezza, il continuo spingersi via, l’uno contro l’altro per essere abbracciati, coccolati solo per un istante, che per molti di loro resterà forse l’unico, il nostro stupore nel vederli mangiare le caramelle con la carta e realizzare subito dopo che quella era per loro la prima caramella della loro vita. Ci si sente, con notevole imbarazzo, dei privilegiati, avidi di continue migliorie dimenticando chi ha molto meno.

La disoccupazione raggiunge punte del 60% della popolazione, con un tasso così alto prolifera “l’arte dell’arrangiarsi”, della piccola delinquenza destinata poi ad approdare in paesi più ricchi, ed in particolar modo la corruzione, che coinvolge tutti e pone tutto nell’ottica dell’occasione, del momento propizio per arraffare qualcosa senza e non ha importanza a discapito di chi o di cosa. Crediamo questo sia soprattutto il frutto di una libertà tanto sognata e conquistata con fatica, sgominando un feroce totalitarismo, ma non sorretta da nessun ideale etico e tanto meno religioso.

Quindi, anche con la collaborazione e la sensibilità di alcuni rappresentanti della comunità locale, si è creato un quadro molto realistico ed oggettivo della città, in base al quale si è pianificata una strategia d’intervento che conta su 2 filoni principali:

1                    La creazione, mediante l’acquisto e l’adeguamento di una casa (cosa già avvenuta a tutt’oggi), di un centro d’ascolto rivolto ad accogliere le problematiche più ricorrenti ed usuali della popolazione cercando di dare loro strumenti e risorse per poterle risolvere. Affiancando anche un ambulatorio medico che possa far fronte alle patologie più comuni. Il tutto gestito da persone locali, prontamente formate ed istruite per la gestione di una simile realtà, coinvolgendole in modo diretto da protagonisti.

2                    Fornendo, nonostante le lunghe difficoltà burocratiche, attrezzature sanitarie, carrozzine, protesi, stampelle, presidi sanitari e farmaci, vestiario e cibi, oltre che attrezzare con materiale diversi il più grande degli orfanotrofi (materiale didattico, mobilia, farmaci, vestiario per bambini, gasolio per il riscaldamento, cibi e vivande per la mensa).

Il tutto nel massimo rispetto della loro dignità, senza calpestare le loro richieste o pretese, ma cercando di condividere le loro difficoltà e di adoperarci per risolverle. La presenza sul posto, il verificare l’andamento degli aiuti, l’essere testimone e consapevole di quanto realizzato, senza divenire l’anonimo benefattore che lascia l’assegno e sparisce ma creando rapporti solidali e di amicizia, ci ha spinti ad incrementare il ns. sforzo per migliorare, ns. malgrado, quanto stiamo facendo. Stiamo andando verso il sesto viaggio in terra rumena, puntualmente carico di aiuti e risorse, una piccola goccia che chiediamo a tutti voi di alimentare.

  

Viaggi documentati:

Novembre ’00

Febbraio '01

 

Conto corrente postale 16095309 intestato a Caritas Veneziana Santa Croce 495/a 30135 Venezia,

Conto corrente presso BANCA PROSSIMA intestato a DIOCESI “PATRIARCATO DI VENEZIA” – CARITAS VENEZIANA - IBAN IT 12 H 03359 01600 100000006662

Ricordarsi di specificare la causale
del versamento: ROMANIA.