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Onorevole mons. Dino Pistolato Un padrone di casa musulmano, mr. Mohammad Ikram ha torturato e trattenuto illegalmente due cameriere cristiane mrs. Nareen Pervaiz di 40 anni e sua figlia Razia Pervaiz di 13 anni residenti a Sialokot, città nel Punjab nel Pakistan.
Storia del caso
Il marito di Nareen Pervaiz, Masih Pervaiz aveva un allevamento di pollame, l’influenza aviaria contaminò tutti gli uccelli e, a causa del debito troppo pesante fu impossibilitato a proseguire i suoi affari e si ammalò gravemente. Per far fronte alle necessità di casa, mrs. Nareen, trovò lavoro come cameriera presso la casa di Muhammad Ikram, residente nello stesso quartiere. Più tardi suo marito morì, nel settembre del 2006. Con senso di responsabilità e per le necessità economiche, anche la sua figlia più giovane Razia Pervaiz iniziò ad aiutare sua madre in casa di Mohammad Ikram sebbene esso non le contribuisse alcun salario richiesto. Mohammad Ikram e sua moglie iniziarono a torturarle psicologicamente e a strappare loro dl collo la croce cristiana gettandola nel bidone della cenere. Ogni volta che esse pregavano, Mohammad Ikram e sua moglie le fermavano minacciandole che non potevano professare la loro fede cristiana nella loro casa. A madre e figlia fu chiesto di abbandonare la fede cristiana e di abbracciare quella mussulmana.Al loro rifiuto furono torturate e picchiate brutalmente. Nel momento in cui vollero lasciare il lavoro,vennero trattenute con la forza nel seminterrato della casa e legate con catene di notte per evitare la fuga. Mr. Mohammad Ikram (il padrone di casa) assieme a sua moglie,forzarono le due donne a lavorare duramente e bruciarono con ferri roventi Mrs. Nareen e Razia in diverse parti del corpo. Una volta ferirono persino il piede destro di Razia Parvaiz con un vetro di bottiglia rotta. Essi le forzarono a lasciare la fede cristiana per abbracciare quella mussulmana. Il padrone di casa volle chiamare un appartenente al ”clero” mussulmano per ufficializzare la conversione, al che Nareen e sua figlia dissero: ”Noi possiamo morire ma non cambiamo la nostra religione”. A causa di questi continui rifiuti, mr. Mohammad Ikram e sua moglie Sabina Jabeen tagliarono forzatamente i capelli di Nareen, la lasciarono sul pavimento e la torturarono psicologicamente picchiandola duramente con la canna del gas e buttandole addosso acqua gelida. Essi chiamarono anche una donna che si spacciò come poliziotta e minacciarono mrs. Nareen con la figlia Razia di uccidere la loro famiglia se non avessero cambiato la loro religione o cercato di scappare. Essi presero una bottiglia di acido minacciando di iniettarlo nel loro corpo con una siringa. Nel frattempo Sheeba Parvaiz, figlia maggiore di Nereen venne a visitare sua madre ma fu cacciata via,violentata e minacciata di non tornare più. Non trovando sua madre e non avendo informazioni sul suo stato,Sheeba si impaurì e contattò i locali anziani cristiani che cercarono invano. Sheeba, figlia di Nareen, con la comunità degli anziani, contattò la APMA per aiuto. L’APMA attraverso avvocati, immediatamente fece una petizione all’ alta corte di Lahore il 29 novembre 2006 per la liberazione di mrs.Nareen e Rezia dall’illegale detenzione di Mohammad Ikram e famiglia. Il giudice Huusain Bukhari, giudice dell’alta corte di Latore ascoltò la richiesta e nominò un magistrato dell’alta corte per liberare Nareen Pervaiz e sua figlia Razia.Il magistrato dell’alta corte con un gruppo dell’ APMA liberò Nareen Pervaiz e sua figlia dalla detenzione illegale. Le vittime erano in uno stato precario e sembravano distrutte. Esse furono portate alla corte il 4 dicembre 2006.
L’APMA prelevò le vittime dal tribunale e le trasferì temporaneamente in un luogo sicuro.La signora Nareen e la figlia si sentirono sollevate e ringraziarono Dio per il loro salvataggio e la protezione delle loro vite. Tutta la famiglia fu grata all’APMA e gioì come Dio faccia miracoli e ami i suoi figli.
L’APMA ha intenzione di fare azione legale contro i colpevoli affinché la giustizia possa risarcire le vittime.L’APMA sta anche aiutando e assistendo i cristiani perseguitati e le altre minoranze religiose oppresse in Pakistan attraverso avvocati e associazioni,aiuto legale gratuito,riabilitazione ,protezione,patrocini e altri mezzi inoltre cento ragazze vittime sono state aiutate e custodite dall’ APMA.L’APMA ha costituito il”centro di sviluppotecnico” in molte parti del Pakistan per le donne vittime di persecuzione cristiane e di altre minoranze e le povere donne sono istruite ad apprendere tecniche per una vita dignitosa.L’APMA sta anche studiando di costituire una propria “casa aiuto “ per le ragazze e donne vittime. Per favore pregate per la protezione delle famiglie vittime affinché possano iniziare la loro vita e continuare a seguire Dio senza paura .Shahbaz Batti, presidente di APMA
Le offerte alla nostra iniziativa per il Pakistan, possono essere versate nelle sedi della Caritas Venezia, oppure presso: Conto corrente postale 16095309 intestato a Caritas Veneziana Santa Croce 495/a 30135 Venezia, Conto
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