da Casa S. Raffaele

foglio notizie GIUGNO 2017 n° 141
“Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi.” (Gv. 20, 21)

GRAZIE, grazie, grazie! Alle Comunità MASCI del veneziano che sono sempre disponibili per le necessità della casa, grazie al gruppo delle/dei focolarine/i che hanno invitato gli ospiti della casa alla cena in patronato a S. Marco: anche loro non si dimenticano mai di noi. Grazie infine a tutti coloro che nell’anonimato continuano gesti di carità nei confronti di tutti gli ospiti della casa.

Il foglio notizie di questo mese ci inquieta perché a partire dalla fabbricazione e dal commercio delle armi abbiamo prodotto uno sviluppo iniquo che ha diviso il mondo e prodotto la migrazione che è in atto e che non sappiamo quanto durerà. Certo, almeno fino a quando continueremo a produrre e commerciare armi e a depredare le materie prime dei paesi che non sono in grado di sfruttarle direttamente.

In questo 2017 ricorre il 20° anniversario di Casa S. Raffaele in Riviera del Brenta! Non abbiamo ancora ricevuto riscontro alle proposte fatte il mese scorso, ma sappiamo che don Cristiano avrebbe contattato il Patriarca sull’argomento e comunque abbiamo l’estate intera per preparare la ricorrenza ad inizio del prossimo Anno Pastorale.

Cari parroci, ci permettiamo di ricordarvi l’opportunità che Casa S. Raffaele offre alle nostre Comunità Cristiane nell’educazione all’accoglienza del fratello migrante. Sappiamo che avete mille impegni ma questa è Comunione. Non possiamo celebrare l’Eucarestia, amministrare i Sacramenti e non solo non accogliere, ma neanche educarci reciprocamente all’accoglienza del fratello. Le modalità possono essere le più diverse ma l’obiettivo deve rimanere unico, come ha proposto il nostro Patriarca la mattina del 29 maggio scorso alla presentazione del libro di M. GIORDANO “Perché accoglierli?”: una famiglia migrante in ogni parrocchia resta un obiettivo, ma va preparato attraverso l’educazione quotidiana all’accoglienza che è fatta di piccoli, semplici gesti, che se volete possiamo provare a fare insieme nelle attività estive delle nostre Comunità sia di giovani che di adulti.

Ricordiamo infine che permane la difficoltà di sostenere la casa attraverso l’attività generosa dei volontari

A nome di tutti, ospiti e volontari, vogliate gradire i migliori auguri per le prossime vacanze estive insieme ai nostri più cordiali saluti. Francesco VENDRAMIN

Foglio Notizie – Giugno 2017

Nel catechismo della Chiesa Cattolica c’è un paragrafo interessante, relativo ai peccati “che gridano al cielo”. Si tratta di quattro particolari peccati (l’omicidio volontario, il peccato impuro contro natura, l’oppressione dei poveri, la frode della mercede agli operai), che trovano particolare rilievo nel catechismo: nei passi biblici che ne parlano, infatti, ricorre sempre il verbo “gridare”, nel senso di rivolgersi al cielo chiedendo con forza giustizia. Ciò che accomuna questi peccati, però, è anche il fatto che essi siano portatori di un male che danneggia innanzi tutto chi lo compie. Per alcuni di questi, è facile capire perché: l’omicida volontario soffre per il rimorso della sua coscienza per tutta la vita, mentre chi pratica la sodomia rinuncia a riprodursi e dunque negandosi un futuro. Gli ultimi due peccati, l’oppressione dei poveri e la iniqua retribuzione del salariato, sottintendono invece una violenza collettiva e storica, che raccoglie i peggiori frutti nel lungo periodo. Come scrive mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, l’emergenza migranti ha le sue radici in una storia in cui l’Occidente ha padroneggiato, calpestando i diritti dei poveri: “Chissà quando riusciremo a leggere nella situazione internazionale la nostra parte di responsabilità: di chi ha violato la terra di altri, di chi ha sfruttato persone e terre, di chi ha impoverito, di chi ha venduto armi (con una crescita di vendite in Italia che ha superato il 200% rispetto al 2014) e ha lucrato sulla guerra. Uno sviluppo iniquo, che ha diviso il mondo e ha indebolito la solidarietà è una delle cause di questi nuovi cammini, di questi nuovi sbarchi, di queste nuove morti.” Questo movimento di persone ci mette alla prova, ci porta a interrogarci. La migrazione riguarda milioni di persone, e non possiamo rispondervi con i controlli alle frontiere, i muri o i “sub-appalti a regimi tutt’altro che solidali”, per citare ancora mons. Galantino: nulla di questo riuscirebbe a risolvere una situazione che, anzi, si aggraverebbe, trasformandosi in conflitto. Come accogliere allora? L’unica possibilità di diventare una comunità attenta ad “accogliere”, “tutelare”, “promuovere” e “integrare”, come ci chiede il Papa, è accogliere nella legalità. Legalità, come applicazione concreta del Vangelo attraverso le leggi dello Stato: non quindi un’apertura indiscriminata ai flussi, ma una vera e propria esperienza di comunità, che ci veda uniti nell’accogliere la persona nella sua integrità. In questo senso, la legalità non è solo appannaggio dello Stato: possiamo e dobbiamo contribuirvi tutti. Se l’accoglienza diventa integrazione, se le leggi e i valori di un popolo che accoglie vengono manifestati e sperimentati nel rapporto diretto, se si rompe il meccanismo oppresso-oppressore, o povero-ricco, o straniero-non straniero, allora siamo sulla strada giusta per una società feconda e pacifica.

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