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CARITAS LIBANO Intervento per sostenere la ripresa dopo il conflitto in Libano(settembre 2006 – febbraio 2008)
1. INFORMAZIONI GENERALI Aree di intervento: - Libano del sud (distretti di Tyr, Marjayoun, Bint Jbeil) e valle della Bekaa, a est di Beirut. - Villaggi di pescatori lungo la costa. Data inizio intervento: 01 settembre 2006 Durata dell’intervento: - Prima fase: 4 mesi (settembre 2006 – dicembre 2006) - Seconda fase: 18 mesi (settembre 2006 – febbraio 2008) Numero di beneficiari diretti: circa 77.000 persone. - 20.000-25.000 persone (circa 4.000 famiglie) beneficeranno di aiuti alimentari e/o di contributi per la riparazione della casa e per la fornitura di combustibile per i mesi invernali (clima rigido nella valle della Bekaa). - 18.000 pazienti avranno assistenza sanitaria garantita dalle cliniche mobili; - 2.200 persone parteciperanno alle sessioni di educazione sanitaria comunitaria; - 4.000 alunni riceveranno un contributo per le tasse scolastiche; - 2.400 scolari potranno frequentare le scuole riabilitate dagli effetti dei bombardamenti; - 15.000 agricoltori (3.000 famiglie) riceveranno contributi perché non possono raccogliere i loro prodotti in quanto i campi sono pieni di mine; - 2.500 (500 famiglie) pescatori rimasti senza lavoro a causa del blocco navale e dell’inquinamento delle coste riceveranno contributi per riavviare, ove possibile, le proprie attività; - 2.500 (500 famiglie) piccoli commercianti/artigiani riceveranno dei contributi per riavviare le attività danneggiate, se non completamente distrutte, a seguito del conflitto; - 2.500 lavoratori stranieri che hanno perso il lavoro a causa del conflitto o costretti a rientrare in patria. Criteri di azioneLa Caritas Libano ha effettuato un’attenta indagine in collaborazione con le autorità dei villaggi più colpiti e con i rappresentanti delle comunità religiose per selezionare i beneficiari degli interventi. I risultati della valutazione fatta dalla Caritas in collaborazione con i servizi sociali locali rilevano che sono 5.000 le famiglie (cristiane, musulmane, druse) che nel sud vivono in condizioni molto critiche. Circa il 30% di queste famiglie ha la casa distrutta o notevolmente danneggiata; il numero medio dei componenti è di 5 persone. A livello individuale sarà garantita tutta l’assistenza morale e psicologica necessaria per aiutare le persone a superare il senso di isolamento e di abbandono (visite, piccoli pacchi contenenti generi di prima necessità, ecc.). Criteri geografici: - le famiglie delle regioni pesantemente colpite dal conflitto: Libano del sud; - le famiglie delle regioni gravemente colpite dalla perdita di introiti economici (agricoltori, operai, pescatori, …): Valle della Bekaa, pescatori del litorale di Tiro; - all’interno di queste regioni: attenzione ai villaggi e/o comunità non ancora aiutate da altre ONG. Criteri sociali: I beneficiari sono le famiglie vulnerabili con un introito inferiore al livello minimo di povertà del Libano (2.400 USD/anno nel 2007): - lavoratori che non hanno un reddito fisso, come agricoltori, pescatori o piccoli artigiani colpiti dalle conseguenze della guerra; - famiglie numerose, con più di 5 membri; - famiglie con un solo genitore; - famiglie con persone con handicap gravi, o un malato cronico, …; - residenti che hanno avuto la casa danneggiata o persone senza lavoro che non ricevono aiuti dalla propria famiglia o rimesse dall’estero; - immigrati, cioè cittadini non libanesi colpiti dagli effetti della guerra (Sri Lanka, Filippine e Etiopia). (In Libano ci sono circa 160.000 donne immigrate impiegate come domestiche, spesso senza alcuna tutela giuridica).
2. VALUTAZIONE DEI BISOGNI Caritas Libano conta su una presenza permanente di operatori su tutto il territorio. Lo staff e i volontari operano in 36 centri sociali sparsi nel paese e con 8 cliniche mobili e molti centri specializzati. I presidenti dei 36 centri Caritas sono membri del Consiglio Direttivo di Caritas Libano e perciò riferiscono regolarmente alla sede centrale, con sede a Beirut, gli aggiornamenti delle attività di ciascun distretto. A partire dal cessate il fuoco, il 14 agosto 2006, gli assistenti sociali di Caritas Libano hanno effettuato molte visite nei villaggi del sud più colpiti dalla guerra e insieme ai rappresentanti di tutte le confessioni hanno definito i profili delle famiglie da aiutare effettuando oltre 2.000 interviste. Circa un milione sono stati i libanesi sfollati e oltre 1.100 civili uccisi durante gli attacchi israeliani lanciati come rappresaglia a seguito della cattura di 2 soldati israeliani. I combattimenti e i bombardamenti e, di conseguenza le vittime e le distruzioni, sono state maggiori nel sud, ma si sono estese fino a Beirut. Molte famiglie, abbandonando i villaggi hanno avuto poco tempo per prendere l’indispensabile con sé e hanno vissuto in centri di accoglienza provvisori o ospiti di famiglie. Caritas Libano ha aiutato così 91.646 profughi di tutte le confessioni. Molte altre famiglie sono rimaste nelle proprie case, ma impossibilitate ad effettuare i raccolti o a proseguire le normali attività lavorative. Immediatamente dopo l’inizio del cessate il fuoco, è cominciato il ritorno a casa. Spesso mancava l’elettricità o l’acqua e inoltre abitazioni, scuole, strutture sanitarie e altre infrastrutture erano danneggiate o distrutte. In molte strade e campi vi sono ancora ordigni inesplosi che rendono molto difficile la ripresa normale della vita, soprattutto delle attività agricole. Il responsabile del governo libanese per la ricostruzione ha riferito che i danni sono stimati in 3,6 miliardi di dollari e un totale di 30.000 case distrutte. L’UNICEF ha censito 50 scuole distrutte ed altre 300 danneggiate. Il 97% degli sfollati è rientrato nei propri villaggi ma solo il 30-40% può vivere nelle proprie case, a causa dei gravi danni subiti e della presenza di ordigni inesplosi. Il 70% del territorio interessato dal conflitto è inquinato dalla presenza di bombe a grappolo (cluster bombs). La disoccupazione supera il 50%. Un elemento di tensione è la riluttanza di molti sfollati, soprattutto cristiani, di rientrare in un ambiente che, a seguito degli spostamenti di popolazione, ha mutato i suoi equilibri etnici. Inoltre, l’aiuto alla riabilitazione può diventare uno strumento di competizione politica acutizzando così le tensioni già presenti nella società.
3. INTERVENTI Prima fase (settembre-dicembre 2006) L’obiettivo, prima dell’arrivo dell’inverno, è di fornire la prima assistenza alle famiglie più vulnerabili (viveri, materiale igienico, assistenza sanitaria, piccole riparazioni, riscaldamento, vestiario). Si cerca di recuperare almeno in parte lo standard di vita che avevano prima della guerra, tenendo presente che il costo della vita in Libano è alto, in particolare per l’istruzione e la sanità (non esiste una sanità pubblica gratuita e il livello delle scuole pubbliche è molto basso). I piccoli agricoltori indebitati non hanno potuto commercializzare i prodotti del raccolto e la prima conseguenza, molto sentita nel paese, è il non poter mandare i figli a scuola. La perdita di introiti derivati dalla mancanza di raccolti è valutabile a 3-7 mesi di reddito mancato. La situazione è analoga per i pescatori mentre per gli impiegati delle fabbriche distrutte non ci sono prospettive immediate di rioccupazione. Seconda fase (settembre 2006 - febbraio 2008) Parallelamente alle attività di prima assistenza, si attiveranno gli interventi che mirano alla riabilitazione delle attività economiche sopra citate (agricoltura, pesca, piccoli progetti di ripresa economica). Le condizioni generali rendono infatti difficile la creazione di nuovi posti di lavoro poiché l’economia del paese, pur relativamente moderna, è ancora fragile. Altri elementi che ostacolano la ripresa sono dati da una corruzione endemica, dalla tensione politica e, cosa ancor più importante, le cause del recente conflitto non sono state risolte. Anche lo spiegamento delle forse internazionali può solo stabilizzare temporaneamente la situazione. Situazione specifica degli immigrati come gruppo minoritario vulnerabileCome conseguenza del conflitto, molti lavoratori immigrati e rifugiati si sono trovati in una situazione ancora più precaria. In questo contesto gli immigrati illegali (molti sono mantenuti in questo stato perché i datori di lavoro requisiscono loro i documenti di identità) sono i più vulnerabili. Il Centro Migranti è una delle realtà più importanti della Caritas Libano. Da molti anni si prende cura dell’assistenza agli stranieri illegali. A seguito del conflitto, al Centro Migranti è stato chiesto di seguire anche i detenuti del centro di detenzione di Beirut ubicato in un parcheggio sotterraneo e di facilitare il rientro in patria di centinaia di lavoratori immigrati. Il presente appello interessa sia i lavoratori immigrati che hanno perso il lavoro e che non sono potuto rimpatriare (soprattutto srilankesi, etiopi, e filippini) sia i rifugiati (iracheni, sudanesi, somali) la cui situazione è ulteriormente peggiorata.
4. SOMMARIO DEGLI INTERVENTI (settembre 2006-febbraio 2008) 1. Ristabilire le relazioni (network) all’interno delle comunità. Sarà fondamentale la partecipazione attiva dei membri della comunità nella fase di riabilitazione. Verranno costituiti 12 gruppi di giovani che aiuteranno le comunità nella distribuzione degli aiuti e in altre attività (sociali, culturali e ricreative per giovani e adulti). Verranno incentivati i gruppi della comunità a realizzare piccoli progetti comunitari. 2. Aiuti d’urgenza alle persone vulnerabili vittime della guerra. 1) Distribuzione di razioni alimentari per 2 mesi. 2) Distribuzione, per 6 mesi, di kit contenenti prodotti per l’igiene. 3) Effettuare piccole riparazioni per le case danneggiate delle famiglie più vulnerabili. 4) Distribuzione di stufe o carburante per il riscaldamento. 3. Rilancio delle attività generatrici di reddito. Beneficeranno dell’aiuto di Caritas Libano per riavviare le proprie attività: 3.000 agricoltori, 100 pescatori e 500 piccoli artigiani. 4. Sostegno agli immigrati e ai rifugiati. Garantire loro i servizi sanitari di base; assistere le donne in stato di gravidanza; garantire il nutrimento ai neonati. Acquisto e distribuzione di generi alimentari e vestiti; pagamento di biglietti aerei per gli immigrati che vogliono ritornare nei loro paesi di origine; accoglienza per rifugiati e immigrati estremamente vulnerabili; pagamento delle tasse per gli alunni rifugiati; spese di trasporto per gli alunni rifugiati che devono raggiungere la scuola; alimenti supplementari per le giovani mamme in stato di estremo bisogno. 5. Attività di riconciliazione. In tutte le precedenti operazioni la Caritas Libano intende dare un particolare rilievo all’aspetto di riconciliazione fra le diverse componenti religiose della società libanese. Per evitare ulteriori tensioni di fronte alla situazione di post conflitto (selezione dei beneficiari, equilibri demografici variati a seguito dello spostamento della popolazione, valutazione delle perdite subite, ecc.). verranno programmati, con l’aiuto di esperti, percorsi di riconciliazione, attività pluri-confessionali con lo scopo di diminuire le tensioni, identificare le fonti di conflitto, di violenza e gli ostacoli alla coesistenza pacifica.
5. MONITORAGGIO E VALUTAZIONE Il monitoraggio verrà eseguito con la collaborazione della rete Caritas attraverso un gruppo ad hoc. Una prima valutazione verrà effettuata nella primavera 2007 dallo staff di Caritas Libano. La valutazione finale verrà condotta da esperti esterni.
Il budget totale previsto dell’intervento è di € 6.280.000.
Caritas Italiana
Conto corrente postale 16095309 intestato a Caritas Veneziana Santa Croce 495/a 30135 Venezia, Conto
corrente presso
BANCA PROSSIMA
intestato a DIOCESI “PATRIARCATO DI VENEZIA” – CARITAS VENEZIANA - IBAN
IT 12 H 03359 01600 100000006662 Ricordarsi di specificare la causale del versamento: Medio Oriente.
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