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RELAZIONE SUL VIAGGIO IN THAILANDIA (08/03
– 14/03)
Motivazione
e natura del viaggio.
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Le
motivazioni di tale viaggio sono il frutto di una casuale
coincidenza e, purtroppo, del tragico evento che ha colpito le
popolazioni del sud – est asiatico il giorno 26 dicembre 2004.
Durante quel periodo la dr.ssa F. Zanardo (psicologa),
collaboratrice della Caritas, si trovava in Bangkok per sfruttare il
proprio tempo di vacanza per un’esperienza di vita e di fede al
servizio degli abitanti delle baraccopoli nella periferia di
Bangkok. Questo in affiancamento a suor Angela che svolge
un’attività di fisioterapista e di assistenza sanitaria ai molti
bambini abbandonati, orfani, e agli uomini e donne tubercolotici e
bisognosi di cure. Il tutto con la supervisione di padre Adriano,
missionario del P.I.M.E. che da circa 27 anni vive e lavora in
Thailandia al servizio dei più poveri. Questi ha adottato il sistema
delle “case famiglie” cercando di riunire i bambini delle
baraccopoli orfani o molto spesso abbandonati dai genitori. Va
tenuto presente il contesto ed il tessuto sociale di cui stiamo
parlando, si tratta di una Tailandia meno appariscente, molto
povera, dove viene reclutata la “manovalanza” per lo spaccio di
sostanze stupefacenti (ricordiamo che l’eroina qui prodotta, frutto
della raffinazione dell’oppio risulta essere fra le migliori al
mondo); lo stesso mondo della prostituzione si “approvvigiona” in
questi territori di forza lavoro, siano essi giovani donne o siano
bambini/e, molto richiesti dal mercato occidentale e proposti, come
normale mercanzia, per le vie centrali della capitale.
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A
tutto ciò va aggiunto la forte spinta emotiva e la risposta di molte
persone religiose e laiche che hanno manifestato l’intenzione di
contribuire economicamente ad una veloce ricostruzione delle
infrastrutture e di garantire, per quanto possibile, un rapido
ritorno alla normale quotidianità.
Trovandosi
appunto in quei luoghi, nei giorni dello “Tsunami” la dr.ssa Zanardo in
collaborazione con padre Adriano e suor Angela, ha redatto un progetto
denominato “La casa degli Angeli” da sottoporre all’attenzione di mons.
Dino Pistolato al fine di verificarne la fattibilità.
Scopo del progetto e
valutazioni sullo stato di fatto nei luoghi colpiti.
Si è resa
necessaria una visita in Thailandia per prendere visione di persona
della situazione e del contesto sociale in cui realizzare il progetto
sopra indicato. Va specificato che lo stesso Re della Tailandia, ha
perso un nipote in tenera età a causa del maremoto e si è da subito
dichiarato disponibile ad accollarsi gli oneri per il mantenimento e la
scolarizzazione primaria di tutti gli orfani dello Tsunami; tuttavia ciò
ha comportato per molti bambini il trasferimento dalle loro native
spiagge a centri ed istituti presenti solo in capitale. Ad oggi non è
chiaro ancora quale sia il reale numero dei morti, siano essi turisti,
abitanti del luogo ed ancora meno quanti siano i bambini deceduti.
Al ns.
arrivo abbiamo incontrato la calda ospitalità di padre Adriano e suor
Angela, che dopo un lungo viaggio ci hanno permesso una piccola tregua
di riposo per poi partire il giorno seguente a visitare le realtà da
loro istituite ed assistite. Padre Adriano ci ha accompagnato a visitare
quelle che noi tendenzialmente possiamo comparare, per similitudine ed
affinità, alle ns. “Casa famiglia”. Trattasi di realtà abitative
costruite con i criteri tipici delle case “thai” (capanna tipo
palafitta) ove convivono mediamente circa 10-15 ragazzini affidati alla
cura di una giovane e forte “madre” che dietro un compenso mensile ed
una forte motivazione personale che spesso non connota le
caratteristiche di una fede religiosa, si prende cura di questi
bambini, provvedendo all’alimentazione, alla loro cura ed igiene
personale e a tutto ciò che materialmente serve e contribuisce ad una
loro crescita. Tali strutture sorgono all’interno delle baraccopoli e
spesso hanno lo scopo di non sradicare i bambini dal loro naturale
tessuto sociale. Le baraccopoli che abbiamo visitato presentavano
condizioni igienico – sanitarie al limite della sopportazione,
circondate da immondizie e rifiuti che nessuno mai raccoglierà, al
limite qualcuno si preoccupa di bruciare con tutti gli odori nauseabondi
che ne scaturiscono, infatti è molto diffusa la tubercolosi e le
infezioni alle vie respiratorie. Molti di questi giovani ospiti hanno i
genitori in carcere per spaccio di droga; si parla di oppio, eroina ed è
molto in uso sniffare colla o resine sintetiche. La tossicodipendenza è
molto diffusa, soprattutto in questi “slang” e tutti i reati ad essa
collegati, le donne generalmente sono “inviate” al mercato della
prostituzione particolarmente fiorente in questa città, allo stesso modo
i bambini e bambine in tenera età, prede ambite di molti pedofili
occidentali. Non è raro incontrare giovani adolescenti con sembianze e
movimenti molto effeminati, frutto di violenze subite e di una
sessualità imposta con la forza. Talune volte gli stessi genitori vedono
in questa attività una soluzione ai loro bisogni primari. In un contesto
simile, la “miseria” prolifera dilagante, la cultura è un’optional e lo
Stato interviene solo con violente repressioni e retate della polizia.
Talvolta le stesse donne che accudiscono i bambini sono vittime della
tossicodipendenza, della prostituzione o di lunghi periodi di
carcerazione, padre Adriano è riuscito a recuperarle e proporre loro una
prospettiva di vita dignitosa e libera. La stessa polizia non era nuova
a consegnare a padre Adriano dei bambini, orfani o abbandonati,
affidando la “patria podestà” con una semplice parola “tieni”!! Qui la
burocrazia è ancora molto lontana dai ns. parametri e tutto avviene
nell’ottica di una estrema praticità, talvolta però estremamente
pericolosa.
Suor
Angela ci ha poi fatto conoscere alcuni suoi pazienti che lei visita
settimanalmente e dei “casi” singolari di bambini abbandonati e
sofferenti. Abbiamo potuto vedere le conseguenze di un intervento
chirurgico, mal riuscito, che ha lasciato paralizzato ed infermo un
giovane adolescente oltre che produrre gravi lesioni al cervello. Suor
Adriana si sta adoperando per garantirgli un minimo di ginnastica al
fine di “raddrizzare” la postura del corpo e di evitare piaghe e
l’acutizzarsi di una già grave forma di scogliosi. Molti bambini
crescono con deformazioni in seguito al parto, in quanto ciò avviene con
tecniche naturali ed il taglio cesareo viene praticato solo a pagamento
e non sistematicamente ogni qualvolta se ne presenta la necessità.
Abbiamo poi visitato bambini che si trovavano in ospedale, ci siamo resi
partecipi delle lunghe attese e file per accedere a servizi di
assistenza primaria, molti anziani malati di tubercolosi vivono, per
ripararsi dal caldo, nella parte inferiore delle loro case dove l’aria è
malsana e le infezioni sono all’ordine del giorno. In un contesto simile
non c’era ovviamente bisogno di una catastrofe come lo Tsunami per
accentuare una situazione di bisogno e di difficoltà. Alcuni orfani ed
adulti, che avevano perso tutto, lasciavano le spiagge della Thailandia
per recarsi in capitale nella speranza di trovare lavoro e aiuto, magari
da qualche parente.
Nei gg. a
seguire ci siamo trasferiti nel sud del paese, accompagnati da una
psicologa tailandese che in collaborazione con padre Adriano si sforza
di fornire gratuitamente una adeguata assistenza, anche in termini
terapeutici, specialmente rivolta ai bambini vittime di traumi molto
gravi che hanno inciso profondamente sulla loro psiche. Noi stessi
abbiamo avuto modo di colloquiare con bambini che avevano perso tutta la
loro famiglia ed estraevano timidamente una foto dei loro cari
esibendola come unico loro ricordo concreto e materiale di un nucleo
familiare che non esiste più. Alcuni sono rimasti impressionati dalle
mutilazioni a cui hanno assistito (Vi ricordiamo che molte persone sono
decedute per le violente contusione che gli oggetti trasportati
dall’acqua ha loro inferto) e per i molti cadaveri ritrovati e rinvenuti
anche a distanza di molti gg. La psicologa ns. accompagnatrice ha
istituito un registro anagrafico dei casi da lei ritenuti più gravi
intervenendo con sedute terapeutiche soprattutto nei bambini che
presentano gravi disturbi della personalità quali ad es. l’insonnia,
incubi ricorrenti, fobia dell’acqua, irrequietezza e forti disagi nei
rapporti sociali. A ciò va aggiunto un duro lavoro di sostegno morale
alle innumerevoli persone che hanno perso i loro cari ed i loro mezzi di
sostentamento (pensiamo ai pescatori) e spesso ci si vede costretti a
drastiche scelte in quanto le persone da raggiungere sono moltissime e
le forze e le risorse scarseggiano. Visitando gli ospedali
fortunatamente non abbiamo incontrato reduci o vittime dello Tsunami,
solo qualche caso di medicazione o riabilitazione in seguito ad
amputazioni subite. Ci sono rimaste però ben impresse le numerose foto
dei cadaveri non riconosciuti, deformati dall’acqua ingerita e dalle
contusioni subite; ad essi erano abbinati degli stracci di vestiti,
talvolta un orologio, oppure veniva evidenziato un tatuaggio o una
cicatrice al fine di facilitarne il riconoscimento. Molte erano anche le
foto ed i messaggi giunti via mail da tutto il mondo con appelli
disperati di familiari e parenti che cercavano invano i loro cari che
non hanno più fatto ritorno dalla loro vacanza. Il tutto esposto in una
lunga sequenza di tabelloni, dietro ai quali, per ironia della sorte,
erano accatastate centinaia e centinaia di bare utilizzate a suo tempo
per il provvisorio ricovero di corpi senza vita; mentre le celle
frigorifere, il cui ronzio dei motori suonava in modo fastidioso,
ospitano ancora oggi molti cadaveri che attendono di essere
riconosciuti.
Abbiamo
visitato il tratto di costa che comprende note località turistiche, ad
es. Krabi, Pukket, Pat Pong e numerosi altri villaggi anonimi di
pescatori. Il quadro che ne abbiamo ritratto è abbastanza desolante.
Innanzitutto a confronto con altre zone d’emergenza in altre parti del
mondo, non abbiamo rilevato alcuna traccia di organizzazione
internazionale, né di ONG, se non di qualche ente religioso o qualche
sporadico gruppo di giovani europei, americani ed australiani che si
stanno adoperando come muratori per la ricostruzione di alcuni villaggi.
Gli stessi tailandesi ci riferivano che molti aiuti sono stati scaricati
in fretta e dopo molte foto e servizi televisivi tutti sono scomparsi.
Si ha la chiara impressioni che non vi sia alcun organismo che abbia
coordinato le attività di recupero e di equa distribuzione degli aiuti.
Abbiamo personalmente rilevato come scatoloni di viveri, vestiario e
medicinali siano ancora accatastati in baracche e container, mentre
montagne di altre risorse giacciono in tende assolate in attesa di
essere distribuite. L’esercito, per volere del Re, è presente e si sta
attivamente impegnando per la ricostruzione delle strutture. Possiamo
riferire che le zone toccate da interessi turistici siano state ripulite
e livellate dalle ruspe, mentre in altri centri di minor interesse
strategico e turistico, giacciono ancora le macerie ed i detriti, che
probabilmente nascondono ancora corpi senza vita. In alcune isole al
largo delle coste, popolate di soli pescatori, gli aiuti e lo Stato, ad
oggi non sono ancora giunti.
Non
mancano poi le speculazioni di mera natura economica, infatti i terreni
in riva al mare ove sorgevano le abitazioni dei pescatori, ora sono mira
di ricche società occidentali per l’edificazione di complessi turistici;
ai pescatori la magra consolazione di avere una casa in cemento, quindi
più sicura ma certamente inidonea al caldo clima tailandese lontano
dalla spiaggia e quindi più protette dal prossimo e “certo” Tsunami.
Il popolo
tailandese sembra reagire con estrema rassegnazione a tale evento e si
ha l’impressione che la vita scorra nell’intento di riprendere in fretta
un ritmo frenetico quasi per dimenticare quanto accaduto. Abbiamo
raccolto la testimonianza di un trentenne pescatore che si è salvato
perché e riuscito ad aggrapparsi e legarsi alle foglie di una palma,
tuttavia rimettendoci una gamba per le schegge di legno che gli hanno
trapassato il ginocchio. Gli stessi pescatori reclamano a gran forza la
necessità di “avere” un aiuto economico per poter acquistare nuove
imbarcazioni con cui andare a pesca e soddisfare il fabbisogno economico
della famiglia. Di fronte a ciò è spontaneo chiedersi come siano stati
gestiti gli aiuti raccolti e quale sia il destino dei soldi raccolti dal
Governo Italiano con gli sms che a tutt’oggi sono ancora in giacenza in
Italia.
Da questo
contesto e da alcune riflessioni condivise con padre Adriano e suor
Angela è nato il progetto “La casa degli Angeli” che nel ns. intento
dovrebbe sorgere in un terreno già individuato. Si prevede quindi la
realizzazione di un istituto finalizzato al ricovero permanente di circa
20/25 bambini, atto ad ospitare in singole stanze 3-4 operatori, (stiamo
verificando la presenza di una comunità religiosa, quella appunto di
suor Angela), un piccolo ambulatorio ove praticare fisioterapia e
dispensare cure mediche elementari, oltre ad uno spazio per la preghiera
e un cortile per consentire giochi ed attività di ricreazione ed
educative. Tale costruzione avverrebbe seguendo i locali criteri di
edificazioni, quindi non sul classico modello occidentale, ma
rispettando i loro usi e costumi. Tutto ciò nell’intento di concentrare
in un’unica struttura polivalente i soggetti più problematici
attualmente dislocati in un territorio molto vasto e di insostenibile
percorrenza per il traffico caotico e frenetico (la sola Bangkok senza
l’indotto periferico conta circa 8 milioni di abitanti). Gli ospiti
dovrebbero essere individuati fra alcuni soggetti già presenti in
Bangkok ed altri segnalati dalla psicologa che segue i territori
direttamente coinvolti dallo Tsunami. Esiste un difficoltà da risolvere
per l’acquisizione del terreno, in quanto lo stesso appartiene ad una
società svizzera, ma per questioni di trasparenza e per non cadere
vittima, ns. malgrado, di utilizzo di soldi di dubbia provenienza
auspichiamo di poterlo acquisire direttamente e di cederlo poi in
comodato d’uso gratuito a padre Adriano, quindi al P.I.M.E.
Prevediamo
che acquistare il terreno, finanziare la costruzione dell’edificio,
arredarlo e munirlo di una macchina, renderlo autonomo e contribuire al
sostentamento e alle spese per i primi 03 (tre) anni abbia un costo da
noi stimato pari a circa € 200.000,00 (duecentomila/00). Ad oggi noi
abbiamo lasciato nelle mani di padre Adriano € 10.000,00 (diecimila) per
sostenere i costi di progettazione ed avviare le pratiche per le
concessioni edilizie, successivamente invieremo la somma relativa
all’acquisizione del terreno e quanto necessario per la costruzione.
Accanto a questo si provvederà ad un accompagnamento a
distanza di bambini rimasti orfani nella zona del sud Thailandia
indicati da personale che sta operando in loco collegato alla missione
di Padre Adriano del PIME.
Testo scritto da Andrea
Morando, operatore Caritas
Direttore Caritas
Mons. Dino Pistolato
Conto corrente postale 16095309 intestato a Caritas
Veneziana Santa Croce 495/a 30135 Venezia,
Conto
corrente presso
BANCA PROSSIMA
intestato a DIOCESI “PATRIARCATO DI VENEZIA” – CARITAS VENEZIANA - IBAN
IT 12 H 03359 01600 100000006662
Ricordarsi di specificare la causale
del versamento:
CASA PER ANGELI.
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